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mercoledì 27 aprile 2016

ECCO COME ERA L'UOMO DI ALTAMURA


Ecco il volto dell'Uomo di Altamura, vissuto nel Pleistocene Medio tra 172 e 130mila anni fa. Scoperto in Puglia oltre 20 anni fa, è ancora incastrato nella roccia. Oggi è stata presentata al mondo la ricostruzione a grandezza naturale dello scheletro della grotta di Lamalunga, realizzata sulla base di una analisi rigorosamente scientifica dai paleo-artisti olandesi Adrie e Alfons Kennis, fratelli, fra i più qualificati al mondo in ricostruzioni paleoantropologiche, nelle quali si combinano dati scientifici e interpretazione artistica.

                                     
                                     
                                     
                                     

Lo scheletro fossile dell'Uomo di Altamura venne scoperto nel 1993 da alcuni speleologi altamurani e baresi all'interno del sistema carsico di Lamalunga, nel territorio di Altamura, nell'Alta Murgia della Puglia. Un primo e unico frammento dello scheletro, estratto fisicamente nel 2009 da una scapola, ha consentito di raccogliere dati sul Dna, quantificare alcuni aspetti sulla morfologia e collocare cronologicamente l'Uomo di Altamura in un intervallo finale del Pleistocene Medio compreso tra 172 e 130mila anni. Non a caso lo scheletro presenta caratteristiche morfologiche e paleogenetiche che lo identificano come appartenente alla specie Homo neanderthalensis combinati con elementi di maggiore arcaicità.

                                     
                                     

E' un "antico" Neanderthal, la specie umana estinta vissuta in tutta Europa tra almeno 200mila e circa 40mila anni fa. Non c'è nulla di altrettanto completo come l'Uomo di Altamura nella documentazione paleoantropologica mondiale che precede la comparsa e la diffusione della nostra specie e riportare lo scheletro in superficie consentirà - assicurano gli esperti - analisi genomiche di grandissimo interesse scientifico. L'intenzione è infatti quella di estrarre al più presto fisicamente dalla grotta lo scheletro ancora intrappolato nelle formazioni calcitiche che lo ricoprono, nelle profondità della terra, sfidando percorsi sotterranei quasi inaccessibili.

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