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venerdì 12 giugno 2015

LE MINIERE DI SELCE DEL GARGANO

Le miniere di selce del Gargano
Alle origini della storia mineraria europea
VI-III millennio a.C.


Il Promontorio del Gargano è costituito da un insieme di sedimenti e rocce modellate a formare una miriade di paesaggi quali spiagge, baie, falesie, faraglioni, valli profondamente incise e tortuose, estesi altipiani a doline, ampi pianori terrazzati, fino ai grandi laghi costieri di lesina e Varano. Questa importante e variegata"geodiversità" è il risultato della diversa storia geologica iniziata più di 250 milioni di anni fa. Nel Gargano affiorano prevalentemente rocce carbonatiche di età compresa tra il Giurassico superiore e l'Eocene (165-40 milioni di anni fa).
Uno degli scorci più fotografato del Gargano " il faraglione del Pizzomunno" a Vieste è costituito da calcari micritici con liste di selce rossastre del Cretaceo Superiore appartenenti alla formazione della scaglia.


Dal punto di vista idrogeologico i caratteri di permeabilità mista per fratturazione e carsismo delle rocce Garganiche hanno permesso l'instaurarsi di una falda acquifera "principale" occupante l'intero promontorio Garganico. Esclusivamente nell'area di Vico del Gargano e Ischitella, l'instaurarsi di condizioni stratigrafiche particolari, cioè la sovrapposizione di terreni permeabili, al di sopra di terreni impermeabile, ha permesso lo sviluppo di una falda secondaria, completamente isolata da quella principale.
Forse non sono ancora in molti, fuori dagli ambienti scientifici, a sapere che il Gargano è stato il più antico distretto minerario d’Europa. Il termine “distretto” non è casuale. Le ricerche degli ultimi venticinque anni hanno infatti portato in luce non solo singole strutture estrattive, tra le quali appunto le più antiche d’Europa, ma un’ampia rete di miniere preistoriche diffusa su un’area molto estesa del Promontorio e attiva per ben 3500 anni,dal primo Neolitico alla fine dell’età del Rame.
Queste miniere erano rivolte all’estrazione della selce, roccia dal colore variabile che per tutta la preistoria ha costituito la principale materia prima di origine minerale. Con essa furono fabbricati la quasi totalità dei manufatti preistorici giunti fino a noi.

                                   

                                   


Per la sua storia geologica, il Gargano è incredibilmente ricco di selce di ottima qualità per la scheggiatura. Il popolamento preistorico del Promontorio fu senz’altro favorito da questo fattore e tutt’oggi, nonostante decenni di raccolte indiscriminate, è ancora possibile individuare aree con in superficie grandi dispersioni di selce lavorata. Il più delle volte si tratta di vere e proprie aree specializzate per la lavorazione della selce, in alcuni casi direttamente collegate a punti di estrazione mineraria.

                                     

Se ne rese conto, fin dagli anni '30' del Novecento, Ugo Rellini, al quale dobbiamo le prime scoperte di miniere di selce sul Gargano. Fino agli ’80, tuttavia, si è ritenuto che il fenomeno minerario sul Gargano fosse riferibile all’età del Rame e interessasse strutture sotterranee di piccole dimensioni. Il quadro cambiò radicalmente con la scoperta della Defensola, dove la presenza di ceramica impressa permise subito di retrodatare l’inizio delle attività minerarie sul Gargano al Neolitico antico, ovvero agli inizi del VI millennio a.C.
Le ricerche sulla Defensola hanno permesso di comprendere aspetti importanti del lavoro minerario neolitico.
Esso si svolgeva in ambienti dove è difficile muoversi ed orientarsi, ambienti oggettivamente ostili e pericolosi, la cui illuminazione era garantita da semplici lucerne in pietra portatili. I tempi di lavoro in miniera non dovevano essere brevi, a giudicare dalla presenza di contenitori ceramici con residui di cibo.

                                  

Ma ciò che sorprende ancora di più è che lo sfruttamento minerario era attentamente pianificato e sistematicamente indirizzato a zone profonde, distanti più di 100m dagli ingressi (mezz’ora in termini di percorrenza).
Esistono lunghi corridoi appositamente creati per accedere in modo diretto ai fronti di estrazione più profondi.
Tali corridoi furono ricavati tagliando detriti d’escavazione precedentemente costipati. Per avere un’idea dell’opera, si tenga presente che per percorrere il corridoio B-D è necessaria all’incirca mezz’ora.
Molti di questi corridoi erano delimitati da muretti a secco di contenimento, a conferma ulteriore dell’ipotesi di una gestione pianificata della miniera.
La Defensola è per ora l’unica miniera del Gargano ad essere stata studiata a fondo. Il confronto con altre miniere neolitiche del viestano, (S. Marco, Arciprete, Defensola C) mostra però che essa non fu un’eccezione: siamo di fronte all’applicazione costante, per più di mezzo millennio, di un modulo estrattivo standardizzato che attesta in modo inequivocabile un livello di specializzazione tecnica avanzata oltre che precoce.

                                    
                                             

Il sito archeologico di Cruci datato all’età del rame si inserisce a pieno titolo all’interno del sistema di estrazione mineraria che ha interessato il promontorio del Gargano per almeno tre millenni.
Caratteristiche macroscopiche della selce del Gargano
le caratteristiche osservate sui campioni di selce delle miniere del Gargano sono il cortice esterno, la tessitura, la trasparenza, il lustro, l'omogeneità, le inclusioni, il colore, la durezza.
Elenco delle "Miniere del Gargano"
Defensola, Arciprete, S. Marco, Caprarezza, Tagliacantoni, Valle Guariglia, Mastro Tonno, Martinetti, Cruci, Coppa di Rischio, Scarcafarina, Carmine, Guariglia, Finizia, Bosco della Risega, SS() KM 100-101.
La caratterizzazione cronologica delle miniere di selce del Gargano presenta alcune difficoltà comune a tutti i siti minerari preistorici europei. Molto rara è infatti la presenza di ceramiche, evidentemente non funzionali in questi contesti. Solo nel caso della miniera della Defensola, sono state possibili alcune datazioni, grazie ad alcuni carboni aderenti a vasi ancora in posizione funzionali all'interno della miniera, avvalorati dalla presenza di ceramica.

                                  

La data più antica pone gli inizi dell'attività mineraria estrattiva del Gargano tra 6010 e 5727 BC (prima della nascita di Cristo), in coincidenza con il processo di neolitizzazione dell'Italia Sud-orientale;la fine del fenomeno minerario appare invece adesso collocabile nel Bronzo antico, almeno a giudicare da una singola datazione proveniente dal sito di Cruci, cioè 2140-1880.
Le prime civiltà che hanno utilizzato la selce del Gargano sono quelle che hanno occupato il Tavoliere di Puglia e il subappennino Dauno. Sono le prime Comunità di agricoltori e allevatori che qui hanno deciso di stanziare.
Lo studio di un periodo così vasto della nostra preistoria, purtroppo non è mai stato possibile in maniera scientifica, ciò è dovuto a molteplici ragioni. In primis, la  scienza che studia la paleontologia la paletnologia, è molto recente, qui in Italia,  risale solo al 1927, con la fondazione dell'istituto di paleontologia a Firenze. In secondo luogo, la chiesa ha rallentato in maniera categorica fino agli anni 60 di questo secolo la teoria evoluzionistica di Darwin, per cui l'uomo non poteva essere sulla terra già in epoca quaternaria.
In epoca moderna non dimentichiamo che con l'avanzare selvaggio della cementificazione, molte miniere del Gargano sono state sacrificate per la costruzione di villaggi turistici e villette mono familiari (che tristezza)!!! E dulcis in fundo dalla mancanza di fondi, per la scuola e la cultura in genere non ci sono mai soldi,figuriamoci per gli scavi archeologici.
E' quasi banale dire che le miniere di selce fanno parte di un paesaggio archeologico e che solo all'interno di questo contesto la loro storia può essere compresa appieno. Per esempio comprendere l'intera catena operativa di produzione litica, dall'estrazione al consumo, l'identità di gruppi che praticavano l'estrazione, la spedizione in altri luoghi della materia lavorata. Insomma le miniere del Gargano nonostante sappiamo che sono state aperte e funzionali dal VI al III millennio, non poco , si collocano quasi in un vuoto archeologico.
Per esempio non ci sono dati, sulle attività domestiche, non sappiamo le varie pratiche agricole che venivano usate, non sappiamo nulla sulle pratiche funerarie che ci permetterebbero di valutare anche l'assetto sociale ed ideologico.
L'attività di estrazione della selce ha comportato nel corso della Preistoria recente l'utilizzo di utensili, appositamente costruiti nei materiali più diversi, sia di tipo organico (corno, osso o legno) che inorganico (rocce). I manufatti realizzati in pietra (picconi, mazzuoli) sono montati all'estremità di un manico ligneo alla maniera di un martello.

                                     

Il fenomeno minerario del Gargano è durato dal VI al III millennio attraversando Neolitico ed Eneolitico è arrivato fino alle soglie dell'età del Bronzo, è perciò possibile analizzare grazie a ritrovamenti in loco di reperti litici, l'evoluzione nel tempo. Sarebbe auspicale che prima della distruzione totale delle miniere più impostanti del mondo, si iniziassero studi più approfonditi, perchè solo conoscendo da dove veniamo e chi siamo stati, sarà possibile la comprensione di chi siamo e l'eventuale inizio di una civilizzazione finalmente sostenibile.


Autore Massimo Tarantini a cura di Attilio Galimberti


sabato 24 gennaio 2015

RIPRODUZIONE DI MANUFATTI SU CIOTTOLO SILICEO DI TIPO MUSTERIANO PONTINIANO

CON UN CIOTTOLO IN SELCE SIMILE A QUESTO SONO STATI CREATI I MANUFATTI  SOTTO RAPPRESENTATI  E CON LO STESSO  SIMILARE VIENE USATO COME PERCUSSORE  PER SCHEGGIARLI

domenica 28 dicembre 2014

NELLO IL GUERRIERO DI NETTUNO

NELLO IL GUERRIERO DI NETTUNO


Lo chiamano "Nello", come il carabiniere che l'ha scoperto il 16 maggio scorso nell'area del poligono militare di Torre Astura, presso Nettuno, a pochi metri dal mare.


Alto quasi un metro e settanta centimetri, potrebbe essere stato ucciso da una freccia fatale scagliata contro il suo costato, come quella ritrovata accanto al suo corpo.
                                      
E' il guerriero preistorico datato al III millennio a. C. con uno scheletro in perfetto stato di conservazione, rinvenuto in una tomba a fossa insieme al suo corredo funebre formato da due pugnali con lama in selce di undici e quattordici centimetri, una punta di freccia di selce e sei vasi in ceramica tutti integri.
                                         
A presentare l'eccezionale scoperta, oggi presso il comando Carabinieri Tutela patrimonio culturale, il comandante Raffaele Mancino, la sopraintendente archeologica del Lazio Marina Sapelli Ragni e il responsabile archeologico dell'area Francesco Di Mario.
                                                                 
Anche il Lazio ha il suo "Uomo di Similaun", per citare la famosa mummia dell'uomo del ghiaccio, che al momento appare quasi contemporanea di "Nello".
                                                              
La scoperta ha dell'incredibile. Lo scheletro è stato trovato in una macchia mediterranea incontaminata ma anche in balia delle mareggiate e delle erosioni marine, durante una delle sistematiche attività di controllo delle aree archeologiche.
                                       
"Stavolta stavamo controllando la zona costiera del Lazio - racconta Raffaele Mancino - l'equipaggio in elicottero dall'alto e la pattuglia a piedi. L'occhio esperto ha individuato una fenditura nel terreno che ci ha insospettito: forse uno scavo clandestino, invece era l'erosione dell'alta marea che aveva scoperto la fossa della tomba.
                                         
Siamo stati tempestivi; un ritardo e le maree dell'estate avrebbero distrutto tutto".
Al momento del rinvenimento, lo scheletro e i reperti erano completamente immersi nell'acqua marina. Il recupero e stato quasi una corsa contro l'alta marea.
                                   

Di Mario sottolinea: "L'area era soggetta a mareggiate. Molte ossa sono state spostate in modo innaturale proprio dalle onde del mare. Tant'è che lo scheletro, seppur completo, manca dei piedi, perché erano verso il mare e la mareggiata l'ha trascinati via".
                                              
E aggiunge: "Le tombe di quel periodo sono a botticella, ma questa è stata trovata a fossa probabilmente scoperchiata dall'erosione del mare".
E' la sepoltura di un uomo, come indicano le ossa del bacino, oltre ai due pugnali e la freccia di selce. La forma della tomba è ovaloide di circa 180 centimetri di lunghezza e un metro di larghezza scavata nell'argilla.
Sulla datazione avverte la sopraintendente: "Ad una prima analisi è riferibile all'eneolitico, fase tra neolitico e bronzo, conosciuta anche come età del rame - racconta Marina Sapelli Ragni - periodo attestato in Italia seppur con rari esempi. Oggi i primi confronti sono con le tombe della necropoli del Gaudo a Paestum".
Ma il pensiero vola immediato a Oetzi, l'uomo di Similaun: "Sono contemporanei, Oetzi è propriamente del neolitico, Nello dell'enelotico, ma gli studi antropologici verificheranno più nel dettaglio la datazione", avverte Sapelli Ragni. D'interesse, gli elementi del corredo, sei vasi in ceramica disposti intorno al corpo, dove spicca il grande vaso a fiasco vicino ai piedi. Proprio il vaso richiama le somiglianza con la cultura del Gaudo.
E conferma che il Lazio fosse un punto d'incontro e di flussi migratori.
"Nettuno - dice Di Mario - è un territorio frequentato fin dal paleolitico ma anche molto abitato nell'età del bronzo. Questo ritrovamento apre un capitolo nuovo che aggiorna le carte archeologica del comune".
                                         
Lo scheletro verrà trasferito nel laboratorio del Santuario di Ercole vincitore a Tivoli per essere sottoposto a indagini antropologiche, insieme al corredo che sarà restaurato.
E per il futuro museale del guerriero "Nello", l'assessore alla Cultura del Comune di Nettuno, Giampiero Pedace rivendica la pertinenza a Nettuno: "Noi abbiamo il Forte Sangallo, struttura museale che già raccoglie testimonianze antiche del territorio e sarebbe la cornice più idonea e perfetta". Dopo l'importante scoperta, la sopraintendenza, d'accordo col reparto dei carabinieri, sta setacciando l'area per verificare la presenza di una necropoli.


Articolo di  Di Laura Larcan di Repubblica.it 31 luglio 2009