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sabato 24 gennaio 2015

RIPRODUZIONE DI MANUFATTI SU CIOTTOLO SILICEO DI TIPO MUSTERIANO PONTINIANO

CON UN CIOTTOLO IN SELCE SIMILE A QUESTO SONO STATI CREATI I MANUFATTI  SOTTO RAPPRESENTATI  E CON LO STESSO  SIMILARE VIENE USATO COME PERCUSSORE  PER SCHEGGIARLI

domenica 28 dicembre 2014

NELLO IL GUERRIERO DI NETTUNO

NELLO IL GUERRIERO DI NETTUNO


Lo chiamano "Nello", come il carabiniere che l'ha scoperto il 16 maggio scorso nell'area del poligono militare di Torre Astura, presso Nettuno, a pochi metri dal mare.


Alto quasi un metro e settanta centimetri, potrebbe essere stato ucciso da una freccia fatale scagliata contro il suo costato, come quella ritrovata accanto al suo corpo.
                                      
E' il guerriero preistorico datato al III millennio a. C. con uno scheletro in perfetto stato di conservazione, rinvenuto in una tomba a fossa insieme al suo corredo funebre formato da due pugnali con lama in selce di undici e quattordici centimetri, una punta di freccia di selce e sei vasi in ceramica tutti integri.
                                         
A presentare l'eccezionale scoperta, oggi presso il comando Carabinieri Tutela patrimonio culturale, il comandante Raffaele Mancino, la sopraintendente archeologica del Lazio Marina Sapelli Ragni e il responsabile archeologico dell'area Francesco Di Mario.
                                                                 
Anche il Lazio ha il suo "Uomo di Similaun", per citare la famosa mummia dell'uomo del ghiaccio, che al momento appare quasi contemporanea di "Nello".
                                                              
La scoperta ha dell'incredibile. Lo scheletro è stato trovato in una macchia mediterranea incontaminata ma anche in balia delle mareggiate e delle erosioni marine, durante una delle sistematiche attività di controllo delle aree archeologiche.
                                       
"Stavolta stavamo controllando la zona costiera del Lazio - racconta Raffaele Mancino - l'equipaggio in elicottero dall'alto e la pattuglia a piedi. L'occhio esperto ha individuato una fenditura nel terreno che ci ha insospettito: forse uno scavo clandestino, invece era l'erosione dell'alta marea che aveva scoperto la fossa della tomba.
                                         
Siamo stati tempestivi; un ritardo e le maree dell'estate avrebbero distrutto tutto".
Al momento del rinvenimento, lo scheletro e i reperti erano completamente immersi nell'acqua marina. Il recupero e stato quasi una corsa contro l'alta marea.
                                   

Di Mario sottolinea: "L'area era soggetta a mareggiate. Molte ossa sono state spostate in modo innaturale proprio dalle onde del mare. Tant'è che lo scheletro, seppur completo, manca dei piedi, perché erano verso il mare e la mareggiata l'ha trascinati via".
                                              
E aggiunge: "Le tombe di quel periodo sono a botticella, ma questa è stata trovata a fossa probabilmente scoperchiata dall'erosione del mare".
E' la sepoltura di un uomo, come indicano le ossa del bacino, oltre ai due pugnali e la freccia di selce. La forma della tomba è ovaloide di circa 180 centimetri di lunghezza e un metro di larghezza scavata nell'argilla.
Sulla datazione avverte la sopraintendente: "Ad una prima analisi è riferibile all'eneolitico, fase tra neolitico e bronzo, conosciuta anche come età del rame - racconta Marina Sapelli Ragni - periodo attestato in Italia seppur con rari esempi. Oggi i primi confronti sono con le tombe della necropoli del Gaudo a Paestum".
Ma il pensiero vola immediato a Oetzi, l'uomo di Similaun: "Sono contemporanei, Oetzi è propriamente del neolitico, Nello dell'enelotico, ma gli studi antropologici verificheranno più nel dettaglio la datazione", avverte Sapelli Ragni. D'interesse, gli elementi del corredo, sei vasi in ceramica disposti intorno al corpo, dove spicca il grande vaso a fiasco vicino ai piedi. Proprio il vaso richiama le somiglianza con la cultura del Gaudo.
E conferma che il Lazio fosse un punto d'incontro e di flussi migratori.
"Nettuno - dice Di Mario - è un territorio frequentato fin dal paleolitico ma anche molto abitato nell'età del bronzo. Questo ritrovamento apre un capitolo nuovo che aggiorna le carte archeologica del comune".
                                         
Lo scheletro verrà trasferito nel laboratorio del Santuario di Ercole vincitore a Tivoli per essere sottoposto a indagini antropologiche, insieme al corredo che sarà restaurato.
E per il futuro museale del guerriero "Nello", l'assessore alla Cultura del Comune di Nettuno, Giampiero Pedace rivendica la pertinenza a Nettuno: "Noi abbiamo il Forte Sangallo, struttura museale che già raccoglie testimonianze antiche del territorio e sarebbe la cornice più idonea e perfetta". Dopo l'importante scoperta, la sopraintendenza, d'accordo col reparto dei carabinieri, sta setacciando l'area per verificare la presenza di una necropoli.


Articolo di  Di Laura Larcan di Repubblica.it 31 luglio 2009

mercoledì 24 dicembre 2014

LE PIETRE DI ICA

                 

Le Pietre di Ica

Le Pietre di Ica sono una collezione di pietre di Andesite recanti una serie di incisioni superficiali, fra cui rappresentazioni di dinosauri e tecnologia avanzata. Sono state suppostamente scoperte in una grotta, dall’ubicazione sconosciuta, vicino alla città di Ica, in Peru', e rese note dal medico peruviano Javier Cabrera Darquea.
Nonostante sia stato riferito che una piccola quantità di pietre simili sia stata portata in Spagna nel sedicesimo secolo, le pietre che mostrano anacronismi sono considerate una bufala moderna, creata da agricoltori peruviani.



La scoperta

Il medico Javier Cabrera sostenne nel 1966 di aver ricevuto in regalo una pietra da un contadino locale. Sulla pietra era incisa la figura di un pesce che secondo Cabrera era di un pesce appartenente ad una specie estinta da tempi immemorabili. Sempre secondo Cabrera, altre 205 pietre descrivono una parte della metamorfosi di questo pesce.
Disse di averne successivamente acquistate diverse dallo stesso contadino, Basilio Uchuya, che affermò di averne raccolte molte altre dalla riva di un fiume dopo un'alluvione. La provenienza reale delle pietre è rimasta sconosciuta, e nessuno (tranne forse Cabrera) conosce il luogo da dove sarebbero state raccolte.


La raccolta di Cabrera

Cabrera raccolse moltissime di queste pietre, e ne parlò alla comunità come di una scoperta.
Le loro incisioni furono giudicate fuori dal comune: alcune riprendevano uomini che combattevano con dinosauri , uomini con telescopi e che eseguivano operazioni con attrezzature chirurgiche. Su altre erano incise mappe di continenti sconosciuti. Diverse pietre furono inviate in germania per verificare la loro datazione, punto cruciale perché Cabrera affermava che le pietre sembravano più vecchie dei più antichi esemplari di homo sapiens conosciuti.



Cabrera dichiarò che Basilio Uschuya, un agricoltore locale, portò le pietre alla sua attenzione dopo averle trovate in una grotta. Uschuya fu in seguito arrestato con l’accusa di vendere reperti archeologici appartenenti al governo peruviano, e ammise di averle fabbricate lui stesso, dichiarando che “creare queste pietre è più facile che lavorare la terra”.
Nel 1973 Uschuya confermò di aver contraffatto le pietre in un’intervista con Erich Von Daniken , copiando le immagini da fumetti, libri di testo e rivisteel 1977, nel documentario della BBC “Pathway to the Gods”, Uschuya creò una Pietra di Ica “autentica” con un trapano da dentista e dichiarò di aver prodotto la patina cuocendo le pietre in sterco di vacca. Le Pietre di Ica catturarono l’interesse popolare quando Cabrera abbandonò la sua carriera medica ed aprì, nel 1996, un museo dove sono esposte migliaia di pietre.


                                        

Nel 1998 l’investigatore spagnolo Vincente Paris dichiarò, dopo quattro anni di investigazioni usando microfotografie, che le pietre sono una bufala, rilevando tracce di pittura moderna e carta vetrata nelle incisioni.
Inoltre, la maggioranza delle pietre sono state suppostamente ritrovate in letti di fiumi o altri luoghi esterni, e se davvero si trattasse di pietre eccezionalmente antiche la permanenza all’esterno avrebbe dovuto eroderle sostanzialmente.



L'opinione del CICAP

I ricercatori del CICAP argomentano che il numero di pietre prodotte sarebbe compatibile con quelle lavorate nel corso di questi ultimi decenni dai numerosi campesinos che hanno ammesso di averne fabbricate, ponendole poi in un gallinaio per dar loro una patina di antichità. Inoltre, sempre secondo il CICAP, la qualità e lo stile delle incisioni cambiano col tempo dei ritrovamenti. Ovvero, i dinosauri del 1966 sono intagliati più approssimativamente di quelli recenti, e lo stesso vale per il metodo di incisione, che migliora col tempo dei ritrovamenti. Entrambi questi fatti sarebbero incompatibili col ritrovamento casuale di pezzi appartenenti a un unico periodo storico.



mercoledì 26 novembre 2014

PREISTORIA E PROTOSTORIA DEL LAZIO MERIDIONALE


- Principali stanziamenti preistorici nel Lazio meridionale - 
1 Ceccano - 2 Castro dei Volsci - 3 Fontana Liri - 4 Arce - 5 Ceprano - 6 Isoletta
7 S.Giovanni Incarico - 8,9 Nettuno - 10 Via Appia km 88 - 11 58 Migliora
12 Circeo (Fonte di Via Flacca km 8,7 - 16 Grotta di Tiberio
17 Grotta dei moscerini - 18 Grotta S. Agostino - 19 Pofi - 20 Astura (Grottacce)
21 Via Mediana km 23 - 22 Circeo (Molella km 29,9)
23 Circeo (Piscina di Lepre) - 24 Grotta Salvini - 25 Carpineto - 26 Pontecorvo
27 Cassino - 28 S. Angelo in Teodice - 29 Anagni - 30 Arnalo dei Bufali
35 Roccagorga - 36 Sgurgola - 37 Fiuggi - 38 Frosinone - 39 Alatri
40 Casamari - 41 Rocca d'Arce - 42 Isola Liri - 43 Aquino

L’attuale Cassino in provincia di Frosinone, è un centro urbano completamente ricostruito dopo la seconda guerra mondiale lungo la valle bagnata dal fiume Rapido, ai piedi del Montecassino, che raggiunge nel suo punto più alto 519 metri s.l.m. Il centro antico è da situarsi più in alto rispetto a quello odierno: sulla cima del monte in età protostorica e lungo le pendici meridionali in età successiva.
Cassino si trova in quella zona meridionale del Lazio che, in età romana, venne denominata Latium adiectum o novum, distinguendola dal Latium vetus o antiquum, che comprendeva i Colli Albani e la costa fino a Terracina e che corrispondeva alle prime conquiste di Roma, precedenti al V sec. a.C. Il Latium adiectum comprendeva invece le terre conquistate dfopo questo periodo, frutto delle lotte contro le popolazioni locali dei Sabini, Volsci, Ernici, Ausoni e corrispondeva alle valli del Sacco, del Liri e del Garigliano, separate dalla zona costiera dalla catena dei monti Lepini, Ausoni e Aurunci e delimitate ad est dai complessi dei Simbruini, degli Ernici, della Meta e delle Mainarde.
Questa zona di pianura, dall’andamento NOSE, era raggiunta da valli trasversali, provenienti da N e NE, corrispondenti alle valli di Roveto, di Comino, di Canneto, che costituirono le naturali vie di comunicazioni e di traffico, al cui sbocco si impiantarono centri abitati (Sora, Atina, Cassino).
Orograficamente la zona si presenta ricca di acque: a NE il fiume Rapido (probabilmente l’antico Scatebra), le cui sorgenti si trovano nel Sannio, attraversa la valle, bagnando Cassino, unendosi al Gari all’altezza di S. Angelo in Theodice e confluendo presso S. Ambrogio al Garigliano nel Liri (antico Clanis), che da qui si chiama Garigliano.
Il Liri proviene dall’Abruzzo, vicino al Fucino, ed entra nel Lazio attraverso la valle Roveto, dopo la quale, all’altezza di S. Giovanni Incarico, si unisce al Sacco (antico Teretum o Trerus) formando il lago omonimo, per poi accogliere le acque del Melfa e del Gari e, con il nome di Garigliano, sfociare in mare all’altezza di Minturno.


 BIFACCIALI ACHEULEANI

Ma in un’epoca più antica la situazione orografica era ben diversa, in quanto "la valle del Sacco Liri è impostata su di una serie di bacini pleistocenici; quelli dell’alta valle del Sacco (Anagni), furono in parte raggiunti dalla parte estrema delle correnti piroclastiche a rapida espansione (pozzolane) provenienti dall’area del Vulcano Laziale. I bacini della media valle del Sacco, tra Frosinone e Ceprano sono stati sede invece di episodi eruttivi molto localizzati del vulcanismo ernico (Pleistocene medio); quelli di Pontecorvo Cassino (o bacino lirino) presenta un riempimento lacustre disposto per strati, ci cui il più antico è costituito da una serie di argille, cui seguono sabbie e ghiaie fluvolacustri, contenenti oggetti di industria acheuleana e faune (elafante e ippopotamo), come mostrano rinvenimenti a Pignataro, S. Giovanni Incarico, Casalvieri, Aquino, Pontecorvo, Piedimonte. I percorsi fluviali furono sfruttati e fraquentati fin da età antichissima, e lungo essi si formarono stanziamenti periodici: Ceccano, Castro dei Volsci, Pofi, Ceprano, Fontana Liri, Arce, S. Giovanni Incarico, Pontecorvo, Aquino hanno restituito testimonianze in questo senso che risalgono al pleistocene medio, ossia alla facies culturale del paleolitico inferiore (700.000 anni fa), con l’industria litica di tipo preacheuleano, mentre il paleolitico medio (6040.000 anni fa) è attestato a Pofi e a Cassino (grotte di Porta Paldi) e quello superiore (4011.000 anni fa) a Sora, Pofi, Pontecorvo, Cassino, S. Angelo in Theodice.

                                      
MANUFATTI SU CIOTTOLO PONTINIANI

Pofi (Cava Pompi) e Anagni (Fontana Ranuccio) hanno restituito i resti umani più antichi del Lazio, databili tra il 458.000 e il 400.000, associati a un’industria litica di tipo acheuleano e alla lavorazione delle ossa animali, tra cui maggiormente attestate sono quelle di elefante, bovide, cervide, cavallo. La presenza anche di avifauna acquatica e di tartaruga d’acqua dolce testimonia l’esistenza in questo periodo di un’ambiente palustre. Nel 1864 fu scavata una grotta presso il fiume Rapido, a Cassino,che ha restituito materiali litici di industria levallois e musteriana (80.000 anni fa).

                                      
PUNTE LEVALLOIS MUSTERIANE

Il periodo mesolitico (8.0005.000) è scarsamente attestato a Carpineto, Roccagorga e Peschio Ranaro, presso Trisulti, e il neolitico (5.0004.000 a.C.) a Frosinone, Isola Liri, Aquino e Cassino (S. Scolastica), con materiali litici lavorati, tra cui l’ossidiana, che testimonia contatti commerciali con le isole pontine, in particolare Palmarola, e forse con Lipari, luoghi di provenienza di questo materiale vulcanico.

                                     
MANUFATTI MESOLITICI

Il periodo successivo, l’eneolitico (1800 a.C.), è testimoniato a Fiuggi,
Alatri, Anagni, Sgurgola, Casamari, Ceccano, Aquino, Rocca d’Arce.
L’età del bronzo (XVIIIX sec. a.C.) è attestata in maniera piuttosto massiccia lungo tutta la valle del Sacco Liri; questo periodo, qui come altrove, è caratterizzato dall’abbandono dei siti di pianura in favore di quelli naturalmente difesi (incastellamento).
In particolare al bronzo iniziale (XVIIIXVI sec.) appartengono gli insediamenti di Frosinone, Isola liri, Ceccano, Paliano, Sgurgola, Montecassino (Grotta dell’Eremita), dove esiste una continuità che, passando attraverso il bronzo medio (XVXIV sec.), giunge fino al bronzo recente (XIIIXII sec.) e finale (X sec.).

A Collepardo uno dei siti preistorici più interessanti del Lazio, la Grotta della Regina, ha restituito negli scavi effettuati nel secolo scorso e in questo fauna pleistocenica e cinque deposizioni attribuibili alla metà del XVI secolo (Guidi 1981).

                                      
FAUNA PLIOCENICA

Nell’età del ferro (IXVI sec. a.C.) quella del Sacco Liri continua ad essere una delle direttrici preferite, insieme alla via Pedemontana dei Lepini; attraverso questi percorsi Cassino si trova in un punto cruciale, lungo la via che conduce verso il Molise, lungo quella che collega da un lato all’Etruria, dall’altro alla Campania (Sacco Liri), lungo quella che va verso la costa tirrenica. La sua posizione le permette di avere contatti con l’Etruria, i Colli Albani, Alfedena, ma anche con Valvisciolo, Caracupa, Satricum, come testimoniano i materiali provenienti dalla necropoli protostorica cassinate scavata da Gianfilippo Carettoni nel 195152 (Carettoni 195859) ; attraverso questi centri, in particolare quelli dell’area albana, etrusca e pontina arrivano a Cassino materiali e influenze orientali, tipici della cultura detta "orientalizzante", che si sviluppa tra la fine dell’VIII sec. a.C. e gli inizi del VI e che è caratterizzata dalla presenza di beni di consumo di provenienza orientale (ambra, oggetti in metallo, vasi presenti nelle sepolture.
E’ verosimile che in questo periodo vi fossero diversi abitati sparsi posti a distanza ravvicinata: quello di Cassino doveva trovarsi sulla cima e lungo le pendici di Montecassino, dove verso gli anni ’40 si rinvenne numeroso materiale ceramico; l’intensa attività edilizia degli ultimi vent’anni, ancorché a carattere residenziale, ha reso purtroppo non verificabile questa ipotesi.
MANUFATTI IN BRONZO

Un altro centro abitato doveva trovarsi poco più ad ovest, a Monte Puntiglio, dove, sia sulla cima che sui fianchi, in località S.Scolastica, si sono rinvenuti resti di ossa animali (bue, cinghiale), selci, materiali votivi, databili fra il IX e il VI sec. a.C. Un dato estremamente interessante è che questi materiali (consistenti in statuine fittili e vasetti miniaturistici) trovino stringenti confronti con altri votivi rinvenuti a Roma (stipe di S. Maria della Vittoria) e a Minturno (santuario della dea Marica), testimoniando già in questo periodo rapporti commerciali e culturali con queste zone del Lazio.
All’VIII-VII sec. a.C. sono databili altri due insediamenti vicini a Cassino: Pietra Panetta (sul fianco sudoccidentale del Monte Puntiglio) e l’Eremita (un cocuzzolo presso Montecassino, cosiddetto dalla presenza di romitori medievali).
Nel primo caso si tratta di una serie di depositi votivi protetti a monte da muri di recinzione a grossi blocchi squadrati, contenenti vasetti miniaturistici, vasi di uso comune, fibule in bronzo e in ferro, statuine fittili umane e animali e materiali ceramici che scendono dall’VIII secolo fino al II a.C. Sul versante nordoccidentale del colle dell’Eremita negli anni ’40, presso un cunicolo chiamato "Tomba Etrusca", si rinvennero un’ascia in pietra e numeroso materiale d’abitato.

Scarse finora le testimonianze di una presenza etrusca nella zona, attestata da pochi ritrovamenti di materiale ceramico, tra cui il bucchero rinvenuto nei pressi di Atina (S. Biagio Saracinesco): è tuttavia fuor di dubbio che gli Etruschi, nella loro espansione verso la Campania, abbiano attraversato questa zona, aggiungendo alle vie di comunicazione marittime, quelle terrestri, utilizzando un percorso interno che, biforcandosi poco più a Nord  di Roma, da un lato seguiva le valli del Sacco e del Liri, dall’altro passava per Palestrina, Ferentino, Alatri, Sora, Atina, giungendo fino in Campania all’altezza di Teano e Capua.

                                      
VASELLAME ENEOLITICO


Il loro tuttavia sembra essere stato solo un "passaggio", che non abbia lasciato tracce evidenti: questo almeno è quanto si può dedurre dai dati finora forniti dai rinvenimenti, primo fra tutti, in quanto a tutt’oggi il più completo, quello della necropoli protostorica di Cassino, dove non compare alcun oggetto di esplicita attribuzione etrusca. In questo periodo dovette iniziare o intensificarsi lo sfruttamento delle miniere delle Mainarde e della Meta, dove si estraeva il ferro, il rame e l’argento. La possibilità di un loro controllo dovette costituire senz’altro un richiamo per le genti di stirpe umbro sabellica, quali i Volsci che, attraverso i noti percorsi della transumanza costituiti dalla valle di Roveto e da Forca d’Acero scesero verso la valle del Liri, dall’inizio del V sec. a.C. Età Preromana Tra la fine del VI e gli inizi del V sec a.C. i Volsci invasero quella zona del Lazio compresa tra la valle del Liri e il Tirreno, scendendo dai assaggi naturali della Valle Roveto e di Forca d’Acero e attestandosi prevalentemente su centri fortificati, ossia d’altura (oppida), quali Sora, Arpino, Atina. Gli storici parlano di Volsci anziati e Volsci ecetrani, intendendo con il primo nome quelli della pianura pontina (Anzio, Satricum, Circeii, Terracina Anxur), con il secondo quelli dell’entroterra (da Ecetra, una città volsca non ancora identificata con

sicurezza): Velletri, Frosinone, Fregellae (Rocca d’Arce), Arpino, Sora, Atina, Aquino, Cassino.

MANUFATTI IN FERRO

Loro scopo era quello di impadronirsi delle pianure laziali e delle coste, adatte alla pastorizia, e delle miniere della Meta e delle Mainarde, a cui tuttavia miravano anche i Romani e i Latini, che proprio in funzione antivolsca fondarono le colonie di Segni (495 a.C.), Norba (492 a.C.), Cori, situate in punti strategici per il controllo delle vie di comunicazione. Tutto il V e parte del IV secolo furono caratterizzati da conflitti che, dopo alterne vicende, portarono all’aggregazione dei Volsci alla lega latina nel 358 a.C. e alla sconfitta di quest’ultima nel 338 a.C. ma nel frattempo Roma si trovò a dover combattere contro i Sanniti, spinti verso questa zona del Lazio dagli stessi motivi che oltre un secolo prima vi avevano condotto i Volsci.

 RESTI DELL'ANTICA CITTA DI FREGELLAE


Cassino, come altri centri, subì le conseguenze di queste lotte, passando sotto diversi domini; il suo stesso nome secondo il linguista latino Varrone (de lingua latina VII, 2829) deriverebbe da "cascum" = antico, che non è di origine latina ma, probabilmente, osca (casnar = vecchio). Il centro di età preromana coincide molto probabilmente con quello successivamente insediatosi lungo le pendici di Montecassino, anche se finora non si sono verificati ritrovamenti, ad eccezione di un sepolcreto, che permettano di affermare con assoluta certezza questa ipotesi.


Pianta delle presenza protostoriche nella zona di Cassino

 Da :"MUSEO E AREA ARCHEOLOGICA DI CASSINO" di Giuseppina GHINI e Massimiliano VALENTI











giovedì 13 novembre 2014

I PRIMI ABITANTI DELLA SCANDINAVIA

I PRIMI ABITANTI DELLA SCANDINAVIA

SCRITTA RUNICA SCANDINAVA
Grazie alle particolari condizioni acide e prive di ossigeno che caratterizzano le torbiere, nella maggior parte dei casi oltre agli scheletri si sono conservati quasi perfettamente anche la pelle, i capelli, i vestiti e addirittura il contenuto dello stomaco.
Ma chi erano quegli individui, e perché furono uccisi?


Grauballe  Man, uno dei primi abitanti della Scandinavia, è stato scoperto in una torbiera danese nel 1952. La vittima aveva una età di circa 30 anni , nel suo stomaco si scopri che aveva mangiato un pasto a base di porri e germe di grano prima che morisse con un taglio alla gola  e il suo corpo gettato nella torbiera,dalle analisi risultò che mori nel 300 A.C.


L’uomo di Tollund, trovato nel 1950 nello Jutland danese con una corda al collo, e oggi conservato nel museo danese di Silkeborg, è forse la mummia delle torbiere più conosciuta nel mondo.

FRECCIE DANESI
Alcuni dei primi uomini arrivò in questa terra  portando  con sé  cani addomesticati, sapevano  costruire barche di cuoio, frecce, arpioni e lance.

AMI NORVEGESI IN SELCE
Non c'è molta conoscenza su di loro, quindi è stato un caso che si sia ritrovato il corpo del nomade Sami come quasi  tutti gli aborigeni della Scandinavia.

ASCIA DANESE IN SELCE
Altro studioso, finlandese MA Castren, che tutti quelli che  parlavano  una lingua ugro-Urgic, che comprende ungheresi, estoni e il Sami, venuto dalla Mongolia Esterna e potrebbe quindi avere una  parentela con uomini  del calibro di Gengis Khan.
FALCETTO DANESE IN SELCE
Un numero crescente di finlandesi si considerano indigeni ,gente del Baltico che scivolando nella loro posizione attuale tra l'Età del Bronzo e l'inizio della grande migrazione europea nel  500 D.C.
PUGNALE DANESE IN SELCE
Durante i periodi neolitici scandinavi, le abitudini dei cacciatori-raccoglitori hanno dato vita nel corso del tempo all'agricoltura.
L'origine dei svedesi, norvegesi e danesi sono ancora qualcosa di misterioso.

GRAFFITI SCANDINAVI
Nel Mesolitico, molte tribù di cacciatori-raccoglitori vivevano lungo le coste della Scandinavia meridionale, facendo viaggi stagionali verso l'interno per la caccia al cinghiale e cervi nelle ricche foreste che ricoprivano la regione in quel momento.
Questi abitanti erano considerati  uno degli ultimi grandi complessi di cacciatori-raccoglitori dell’età della pietra in Europa, ed è stato sempre scontato che si sono evoluti negli scandinavi di oggi.

CRONOLOGIA DELLA PREISTORIA SCANDINAVA
Tuttavia, nel 2009 una ricerca genetica condotta dall’ l'Università di Uppsala ha scoperto che questi cacciatori-raccoglitori non sono legati agli scandinavi moderni  in effetti, sembrano  essere svaniti del tutto dalla regione circa 4.000 anni fa.
Icacciatori-raccoglitori che abitavano la Scandinavia più di 4.000 anni fa, avevano un patrimonio genetico diverso dal nostro", spiega Anders Götherström del Dipartimento di Biologia Evolutiva atUppsala University, che ha guidato il progetto insieme con Eske Willerslev del Centro per GeoGenetics presso l'Università di Copenaghen.
La teoria dice che l’origine  di questi abitanti della fine dell'età della pietra deve essere ancora risolta ,e chi erano, ancora oggi nessuno lo sa.