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giovedì 7 agosto 2014

La tecnologia litica va retrodatata di 200 mila anni

La tecnologia litica va retrodatata di 200 mila anni

PUNTE DI FRECCIA TROVATE A KATHU PAN (WIKINS)

In Sudafrica ritrovati oggetti fabbricati già 500 mila anni fa
La tecnologia ha compiuto i suoi primi passi prima di quanto ci si aspettasse: la datazione di alcuni manufatti in pietra ritrovati nel sito archeologico di Kathu Pan, in Sudafrica, ha permesso di scoprire che alcune tipologie di armi venivano fabbricate già 500 mila anni fa, ossia circa 200 mila anni prima di quanto ipotizzato fino a ora. I ricercatori dell’Arizona State University, dell'Università di Toronto e dell'Università di Città del Capo, che hanno collaborato a questo studio pubblicato su scienze, hanno dimostrato che questo particolare tipo di armi in pietra, appuntite e montate su lance, sono state pensate, progettate e utilizzate ben prima di quanto previsto.

TECNOLOGIA 
«Questi manufatti, molto probabilmente, sono l’esempio più antico di utilizzo di una tecnologia più complessa», spiega Margherita Malorgio, archeologa freelance, «ipotizzabile soprattutto dalla volontà progettuale di immanicarle, ossia di inserirle e legarle alla cima di un bastone». «I nostri antenati si adeguavano all’ambiente, quindi non avrebbero costruito uno strumento nuovo se non ne avessero avuto bisogno, a causa delle necessità e delle condizioni circostanti», racconta Edoardo Ratti, archeologo divulgatore e socio collaboratore dellIstituto italiano preistoria e protostoria.  

CACCIA 
Le prime forme di caccia erano infatti passive: ci si nutriva di carcasse di animali già morti oppure si spingeva l’animale, solo e isolato, verso qualche dirupo, uccidendolo dopo averlo catturato. Infine si iniziò a pensare di sfruttare il materiale a disposizione, come il bastone, «che venne prima solo appuntito, poi armato con queste punte in pietra», racconta Ratti. «Solo da poco tempo, circa 20 mila anni fa, l'asta, detta zagaglia, veniva scagliata adoperando un bastoncino detto propulsore, e solo verso la fine del Paleolitico si arrivò all’arco. L’arco serviva per prendere la mira: dopo la glaciazione i cespugli, prima inesistenti, rendevano difficile la visibilità della preda».

EVOLUZIONE 
Questa evoluzione delle armi e della caccia coinvolge quindi le abilità meccaniche e la capacità progettuale della nostra specie e delle diverse famiglie di Homo. «Il fatto che queste punte siano state datate anteriormente indica quindi che alcune abilità, capacità e necessità esistevano prima di quanto pensassimo», commenta Ratti. Datazione, tecnologia, utilizzo di questi manufatti richiedono studi specifici e anche affascinanti, come ci racconta Malorgio: «La datazione può essere fatta grazie all’analisi di sostanze organiche rilevate nel sito di ritrovamento del reperto, attraverso la comparazione con altri strumenti, la conoscenza della stratigrafia e infine dalla presenza di resti umani. I manufatti in pietra», continua Malorgio, «conservano la testimonianza del colpo inferto o del contatto con altre sostanze, visibili al microscopio, e da cui si può ricostruire la tecnica utilizzata». Ma anche le dimensioni danno numerose informazioni: «L'amigdala, una selce scheggiata a forma di mandorla del peso di circa 500 grammi», spiega Ratti, «non poteva essere fissata su un bastone di legno, mentre queste punte piccole sono più curate, denotano attenzione e la reale possibilità che siano state pensate per essere attaccate a un bastone».

INFORMAZIONI 
Altre informazioni si ottengono dall’analisi dell’usura della pietra stessa, attraverso un metodo utilizzato anche dal team di ricercatori che ha portato avanti questo studio. Si tratta infatti di costruire lo stesso manufatto e simulare i danni che potrebbe aver subìto colpendo una carcassa, per capire se i segni di usura ottenuti siano compatibili con quelli ritrovati sul reperto. Kyle Brown, coautore dell’articolo e ricercatore all’Università di Città del Capo, commenta: «Quando le punte sono fissate sulle lance, si formano segni di usura caratteristici. I danni riscontrati su questi reperti sono simili a quelli prodotti con il nostro esperimento di simulazione». I ricercatori inoltre possono ricostruire il processo di creazione della punta in pietra, i vari passaggi che determinano una particolare scheggiatura e stabiliscono quale strumento il nostro antenato abbia voluto costruire. «I tecnologi si occupano di ricostruire a ritroso il percorso compiuto per arrivare al prodotto finito», spiega Malorgio. «Si cerca di capire quali siano stati i movimenti compiuti dall’uomo per la realizzazione degli strumenti». Questi ultimi passaggi, su queste punte in pietra, non sono ancora stati compiuti, ma sembra che la datazione possa fornire già molte informazioni. «Armare un bastone in modo che l'armatura resti ben fissa sulla punta mentre buca la pelle spessa e dura di un bisonte presuppone molta tecnologia», commenta Ratti. La scoperta mette quindi di fronte gli studiosi a un cambiamento delle teorie in voga: «La padronanza nella produzione di questa tipologia di armi e il loro utilizzo da parte dell’Homo heidelbergensis», conclude Malorgio, «permettono di considerare tale specie culturalmente più evoluta».


martedì 17 giugno 2014

LA PIETRA FOCAIA

PIETRA FOCAIA

Pietra focaia era chiamata la pietra adoperata per produrre le scintille necessarie ad accendere un'esca o la polvere da sparo nelle armi da fuoco portatili, a ruota ed acciarino. Dal XIV secolo essa sostituì il sistema a serpentino e miccia.


SERPENTINO

La pietra focaia più usata era la pirite propriamente detta, e cioè bisolfuro di ferro monometrico. Tale pietra, è così chiamata, perché se vivamente sfregata con l'acciarino, produce sprazzi di scintille che possono incendiare un'esca o la polvere da sparo.
È di colore e splendore simile a quello dell'oro, dura e non soggetta a decomporsi in scaglie come altri minerali dalle caratteristiche analoghe.


PIRITE
Fu successivamente sostituita dalla selce (biossido di silicio) che, pur avendo i difetti di dover essere opportunamente sagomata (tanto che esistevano artigiani in questo specializzati) e di spezzarsi più facilmente, produceva le scintille in un tempo minore aumentando la velocità di sparo e la facilità di colpire bersagli in movimento (era più breve infatti il tempo intercorrente tra la trazione del grilletto e la partenza del colpo).


SELCE PIROMACA
PIETRA FOCAIA
PIETRA FOCAIA

La pietra focaia rimase in uso fino a quasi tutta la prima metà del XIX secolo.

lunedì 19 maggio 2014

SUPER DINOSAURO

SCOPERTO IN PATAGONIA SUPERDINOSAURO
ARGENTINOSAURO
Settantasette tonnellate di peso, 40 metri di lunghezza e 20 di altezza: sono le impressionanti misure di un dinosauro di cui sono stati trovati molti resti fossili nella Patagonia argentina. Secondo i paleontologi, citati dalla Bbc online, potrebbe essere la creatura più grande ad aver mai solcato la Terra.


Il suo peso batterebbe di sette tonnellate il record detenuto fino ad ora dall’Argentinasauro.
Nel sito del ritrovamento, vicino La Flecha, sono state trovate circa 150 ossa fossili di sette esemplari.
Gli esperti del Museo di paleontologia Egidio Feruglio hanno diffuso delle foto (guarda in fondo all’articolo) e ritengono che possa trattarsi di una nuova specie di Titanosauro, un enorme erbivoro risalente all’ultimo periodo Cretaceo.
Nel sito del ritrovamento, vicino La Flecha, 250 chilometri a ovest di Trelew, sono state trovate circa 150 ossa fossili di sette esemplari, tutti “in ottime condizioni”.


La nuova specie, che risale a 95-100 milioni di anni fa, ancora non ha un nome: “Deve descrivere la sua grandiosità e ricordare sia la regione sia i proprietari della fattoria che hanno trovato i primi resti”, hanno detto i ricercatori.

DIMENSIONI ARGENTINOSAURO