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venerdì 13 maggio 2016

L'ASCIA PIU ANTICA DEL MONDO

Un frammento dell'utensile è stato rinvenuto in Australia: risale a 49 mila anni fa, e predata di molto l'inizio dell'agricoltura, il periodo in cui si credeva avessero avuto origine questi strumenti.


Il più antico frammento d’ascia, qui al microscopio. Credits: Australian Archaeology  
A prima vista sembra una semplice scheggia di pietra, ma non lo è: quello rinvenuto nel sito di Carpenter's Gap, nella regione di Kimberley, Australia occidentale, è il frammento della pietra basaltica di un'ascia, un attrezzo finemente scolpito e - un tempo - provvisto di manico. Ma è la data del reperto a colpire gli archeologi: risale a 49 mila anni fa, ed è la dimostrazione che l'uomo sviluppò questa complessa tecnologia di lavorazione e costruzione poco dopo aver messo piede in Australia.


STRUTTURA COMPOSITA
Il frammento grande come un'unghia era stata rinvenuto nei primi anni '90 nel Windjana Gorge National Park, ma solo recentemente è stato analizzato: gli archeologi dell'Università di Sydney si sono accorti che a un'estremità è finemente levigato, e che il pezzo da cui è tratto doveva essere troppo pesante per essere spostato a mano.
Serviva un manico, e non è un dettaglio da poco: se infatti alcune rudimentali forme di asce predatano persino la comparsa dei sapiens, gli attrezzi in materiali misti, legno e pietra, sono di molto successivi, e nella maggior parte del mondo sono arrivati con la nascita dell'agricoltura, 10 mila anni fa.

LA PRIMA DI TUTTE
Altri, rari resti di asce simili scoperti ad Arnhem Land, Australia, risalgono a 35 mila anni fa; e asce sviluppate indipendentemente in Giappone sono state datate a 38 mila anni fa. Quella appena descritta, quindi, le precede tutte.

Una volta completa, l'ascia doveva somigliare a queste. AUSTRALIAN ARCHAEOLOGY


L'ARTE DI ADATTARSI
L'ascia fu probabilmente inventata in Australia, perché non c'è traccia di simili strumenti nel sudest asiatico, da dove gli uomini migrati in Australia provenivano: il che porta a pensare che la capacità umana di colonizzare il mondo non sia dovuta a particolari abilità applicabili ovunque nel mondo, bensì alla creatività e alla capacità di adattarsi alle diverse situazioni.
«Nel sudest asiatico probabilmente si usava il bambù, sottile e resistente e perfetto per gli utensili. Ma arrivati in Australia, il bambù non c'era e ci fu bisogno di inventare nuovi oggetti per sfruttare il nuovo paesaggio» spiega Peter Hiscock, autore dello studio.


Esempio di ascia simile a quella della quale si sono ritrovati i frammenti. Credits: Stuart Hay, ANU.
MADE IN AUSTRALIA
«È un affascinante ribaltamento della presunzione che tutte le innovazioni tecnologiche siano dovute avvenire in Europa, e i luoghi remoti come l'Australia, fossero invece poco innovativi. Questo è il luogo dove la tecnologia fu inventata: in Europa ci sarebbe arrivata in tempi molto più recenti».


Articolo tratto dalla rivista FOCUS


mercoledì 27 aprile 2016

ECCO COME ERA L'UOMO DI ALTAMURA


Ecco il volto dell'Uomo di Altamura, vissuto nel Pleistocene Medio tra 172 e 130mila anni fa. Scoperto in Puglia oltre 20 anni fa, è ancora incastrato nella roccia. Oggi è stata presentata al mondo la ricostruzione a grandezza naturale dello scheletro della grotta di Lamalunga, realizzata sulla base di una analisi rigorosamente scientifica dai paleo-artisti olandesi Adrie e Alfons Kennis, fratelli, fra i più qualificati al mondo in ricostruzioni paleoantropologiche, nelle quali si combinano dati scientifici e interpretazione artistica.

                                     
                                     
                                     
                                     

Lo scheletro fossile dell'Uomo di Altamura venne scoperto nel 1993 da alcuni speleologi altamurani e baresi all'interno del sistema carsico di Lamalunga, nel territorio di Altamura, nell'Alta Murgia della Puglia. Un primo e unico frammento dello scheletro, estratto fisicamente nel 2009 da una scapola, ha consentito di raccogliere dati sul Dna, quantificare alcuni aspetti sulla morfologia e collocare cronologicamente l'Uomo di Altamura in un intervallo finale del Pleistocene Medio compreso tra 172 e 130mila anni. Non a caso lo scheletro presenta caratteristiche morfologiche e paleogenetiche che lo identificano come appartenente alla specie Homo neanderthalensis combinati con elementi di maggiore arcaicità.

                                     
                                     

E' un "antico" Neanderthal, la specie umana estinta vissuta in tutta Europa tra almeno 200mila e circa 40mila anni fa. Non c'è nulla di altrettanto completo come l'Uomo di Altamura nella documentazione paleoantropologica mondiale che precede la comparsa e la diffusione della nostra specie e riportare lo scheletro in superficie consentirà - assicurano gli esperti - analisi genomiche di grandissimo interesse scientifico. L'intenzione è infatti quella di estrarre al più presto fisicamente dalla grotta lo scheletro ancora intrappolato nelle formazioni calcitiche che lo ricoprono, nelle profondità della terra, sfidando percorsi sotterranei quasi inaccessibili.

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lunedì 18 aprile 2016

TECNICA LEVALLOIS



La tecnica Levallois è un metodo di scheggiatura della pietra utilizzato nella industria litica preistorica, soprattutto durante il Paleolitico medio.
Tale tecnica rappresenta un deciso progresso rispetto alla precedente scheggiatura semplice di un blocco di pietra silicea, in quanto implica una preparazione specifica del nucleo litico che andrà poi colpito con un apposito percussore.
I primi ritrovamenti associati a tale tecnica datano al Paleolitico inferiore, ma l'utilizzo si diffuse soprattutto con le industrie musteriane del Paleolitico medio e rimase in uso in Africa e nel Levante fin oltre il Paleolitico superiore.

Etimologia

La tecnica Levallois deriva il suo nome dal sito di Levallois-Perret, nella Hauts-de-Seine, non lontano da Parigi. Fu riconosciuta e descritta da Victor Commont tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo.
Henri Breuil fu il primo a usare il termine levalloisiano.

François Bordes ne ha proposto una definizione mettendo in rilievo l'importanza della preparazione del nucleo del campione, in quanto la forma finale del manufatto dipende dalla preparazione del campione.
«La forma predeterminata del nucleo è l'unico criterio valido della tecnica Levallois». F. Bordes, 1953, pagina 226.

SCHEGGIA LEVALLOIS
SCHEGGIA LEVALLOIS
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PRODUZIONE SCHEGGIA LEVALLOIS
VIDEO YOUTUBE DI  RODAS 7979

La scheggiatura Levallois

La scheggiatura Levallois implica una preparazione specifica del nucleo: il blocco iniziale di pietra è preparato in modo da ottenere due superfici convesse e secanti. Una delle due superfici è il piano di percussione, l'altra è il piano di scheggiatura. Quest'ultimo è disposto in modo da presentare due convessità che determineranno la forma e le dimensioni delle schegge, le quali hanno un piano di frattura parallelo al piano di intersezione delle due superfici iniziali del nucleo.
Sei criteri permettono di riconoscere un nucleo di tipo Levallois:
  • il nucleo presenta due superfici, una convessa e l'altra piana, delimitate da un piano di intersezione;
  • le superfici hanno una gerarchia specifica: la superficie convessa serve da piano di percussione, mentre la superficie piana è quella da cui si ottengono le schegge predeterminate;
  • la convessità del piano di scheggiatura, preparato grazie alla predeterminazione delle schegge, permette di controllare il distacco delle schegge levallois;
  • il piano di percussione è preparato in modo opportuno per facilitare il distacco della scheggia;
  • il piano di fratturazione delle schegge Levallois è parallelo o sub-parallelo al piano di intersezione delle due superfici del nucleo;
  • la tecnica di colpitura è la percussione diretta dura.
Scheggiatura con la tecnica Levallois a colpi ricorrenti centripeti.
In base al metodo di scheggiatura impiegato si possono distinguere le seguenti varianti:
  • tecnica Levallois a singola scheggiatura preferenziale: viene staccata una sola grande scheggia dal nucleo iniziale già preparato;
  • tecniche a scheggiatura ricorrente: vengono ricavate successivamente varie schegge senza che ci sia bisogno di ripreparare ogni volta il nucleo.
  • Queste tecniche a loro volta presentano un'ulteriore sottodivisione in funzione della direzione di percussione:
    • tecnica a scheggiatura ricorrente centripeta: la scheggiatura converge verso il centro del nucleo di base;
    • tecnica a scheggiatura ricorrente unipolare: la scheggiatura procede per percussioni parallele che partono da un singolo piano di percussione;
    • tecnica a scheggiatura ricorrente bipolare: la scheggiatura procede per percussioni parallele partendo da due piani opposti.
Nel 1986, Éric Boëda ha proposto di raggruppare l'insieme delle tecniche Levallois sotto un unico "concetto Levallois".


PUNTA LEVALLOIS

PUNTE LEVALLOIS
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PRODUZIONE PUNTA LEVALLOIS
VIDEO DI BERNARD GINELLI
WWW.GINELLAMES.FR 

Punte Levallois

Rispetto ai precedenti e più primitivi metodi di scheggiatura, la tecnica Levallois consente un migliore controllo delle dimensioni e della forma delle schegge, che possono quindi essere impiegate per produrre lame, raschiatoi, ma anche adattate ad ottenere le punte di lancia o freccia note come punte Levallois.



Cronologia
La tecnica di scheggiatura Levallois fece la sua comparsa in Africa durante l'Acheuleano.
Nell'Europa nord-occidentale è attestata a partire dallo stadio isotopico 10, durante la cultura del medio acheuleano, ma si andò generalizzando in Eurasia soprattutto nel Paleolitico medio, durante il Musteriano (a partire dallo stadio isotopico 8).
Nel
Levante, questa tecnica rimase in uso fino ad oltre il Paleolitico superiore e nell'Africa orientale fino alla media età della pietra.

RIPRODUZIONE DI BIFACCIALE CHARENTIANO IN BASALTO


NUOVE RIPRODUZIONI DI MANUFATTI IN SELCE DEL PONTINIANO MUSTERIANO