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sabato 24 gennaio 2015

RIPRODUZIONE DI MANUFATTI SU CIOTTOLO SILICEO DI TIPO MUSTERIANO PONTINIANO

CON UN CIOTTOLO IN SELCE SIMILE A QUESTO SONO STATI CREATI I MANUFATTI  SOTTO RAPPRESENTATI  E CON LO STESSO  SIMILARE VIENE USATO COME PERCUSSORE  PER SCHEGGIARLI

domenica 28 dicembre 2014

NELLO IL GUERRIERO DI NETTUNO

NELLO IL GUERRIERO DI NETTUNO


Lo chiamano "Nello", come il carabiniere che l'ha scoperto il 16 maggio scorso nell'area del poligono militare di Torre Astura, presso Nettuno, a pochi metri dal mare.


Alto quasi un metro e settanta centimetri, potrebbe essere stato ucciso da una freccia fatale scagliata contro il suo costato, come quella ritrovata accanto al suo corpo.
                                      
E' il guerriero preistorico datato al III millennio a. C. con uno scheletro in perfetto stato di conservazione, rinvenuto in una tomba a fossa insieme al suo corredo funebre formato da due pugnali con lama in selce di undici e quattordici centimetri, una punta di freccia di selce e sei vasi in ceramica tutti integri.
                                         
A presentare l'eccezionale scoperta, oggi presso il comando Carabinieri Tutela patrimonio culturale, il comandante Raffaele Mancino, la sopraintendente archeologica del Lazio Marina Sapelli Ragni e il responsabile archeologico dell'area Francesco Di Mario.
                                                                 
Anche il Lazio ha il suo "Uomo di Similaun", per citare la famosa mummia dell'uomo del ghiaccio, che al momento appare quasi contemporanea di "Nello".
                                                              
La scoperta ha dell'incredibile. Lo scheletro è stato trovato in una macchia mediterranea incontaminata ma anche in balia delle mareggiate e delle erosioni marine, durante una delle sistematiche attività di controllo delle aree archeologiche.
                                       
"Stavolta stavamo controllando la zona costiera del Lazio - racconta Raffaele Mancino - l'equipaggio in elicottero dall'alto e la pattuglia a piedi. L'occhio esperto ha individuato una fenditura nel terreno che ci ha insospettito: forse uno scavo clandestino, invece era l'erosione dell'alta marea che aveva scoperto la fossa della tomba.
                                         
Siamo stati tempestivi; un ritardo e le maree dell'estate avrebbero distrutto tutto".
Al momento del rinvenimento, lo scheletro e i reperti erano completamente immersi nell'acqua marina. Il recupero e stato quasi una corsa contro l'alta marea.
                                   

Di Mario sottolinea: "L'area era soggetta a mareggiate. Molte ossa sono state spostate in modo innaturale proprio dalle onde del mare. Tant'è che lo scheletro, seppur completo, manca dei piedi, perché erano verso il mare e la mareggiata l'ha trascinati via".
                                              
E aggiunge: "Le tombe di quel periodo sono a botticella, ma questa è stata trovata a fossa probabilmente scoperchiata dall'erosione del mare".
E' la sepoltura di un uomo, come indicano le ossa del bacino, oltre ai due pugnali e la freccia di selce. La forma della tomba è ovaloide di circa 180 centimetri di lunghezza e un metro di larghezza scavata nell'argilla.
Sulla datazione avverte la sopraintendente: "Ad una prima analisi è riferibile all'eneolitico, fase tra neolitico e bronzo, conosciuta anche come età del rame - racconta Marina Sapelli Ragni - periodo attestato in Italia seppur con rari esempi. Oggi i primi confronti sono con le tombe della necropoli del Gaudo a Paestum".
Ma il pensiero vola immediato a Oetzi, l'uomo di Similaun: "Sono contemporanei, Oetzi è propriamente del neolitico, Nello dell'enelotico, ma gli studi antropologici verificheranno più nel dettaglio la datazione", avverte Sapelli Ragni. D'interesse, gli elementi del corredo, sei vasi in ceramica disposti intorno al corpo, dove spicca il grande vaso a fiasco vicino ai piedi. Proprio il vaso richiama le somiglianza con la cultura del Gaudo.
E conferma che il Lazio fosse un punto d'incontro e di flussi migratori.
"Nettuno - dice Di Mario - è un territorio frequentato fin dal paleolitico ma anche molto abitato nell'età del bronzo. Questo ritrovamento apre un capitolo nuovo che aggiorna le carte archeologica del comune".
                                         
Lo scheletro verrà trasferito nel laboratorio del Santuario di Ercole vincitore a Tivoli per essere sottoposto a indagini antropologiche, insieme al corredo che sarà restaurato.
E per il futuro museale del guerriero "Nello", l'assessore alla Cultura del Comune di Nettuno, Giampiero Pedace rivendica la pertinenza a Nettuno: "Noi abbiamo il Forte Sangallo, struttura museale che già raccoglie testimonianze antiche del territorio e sarebbe la cornice più idonea e perfetta". Dopo l'importante scoperta, la sopraintendenza, d'accordo col reparto dei carabinieri, sta setacciando l'area per verificare la presenza di una necropoli.


Articolo di  Di Laura Larcan di Repubblica.it 31 luglio 2009

mercoledì 24 dicembre 2014

LE PIETRE DI ICA

                 

Le Pietre di Ica

Le Pietre di Ica sono una collezione di pietre di Andesite recanti una serie di incisioni superficiali, fra cui rappresentazioni di dinosauri e tecnologia avanzata. Sono state suppostamente scoperte in una grotta, dall’ubicazione sconosciuta, vicino alla città di Ica, in Peru', e rese note dal medico peruviano Javier Cabrera Darquea.
Nonostante sia stato riferito che una piccola quantità di pietre simili sia stata portata in Spagna nel sedicesimo secolo, le pietre che mostrano anacronismi sono considerate una bufala moderna, creata da agricoltori peruviani.



La scoperta

Il medico Javier Cabrera sostenne nel 1966 di aver ricevuto in regalo una pietra da un contadino locale. Sulla pietra era incisa la figura di un pesce che secondo Cabrera era di un pesce appartenente ad una specie estinta da tempi immemorabili. Sempre secondo Cabrera, altre 205 pietre descrivono una parte della metamorfosi di questo pesce.
Disse di averne successivamente acquistate diverse dallo stesso contadino, Basilio Uchuya, che affermò di averne raccolte molte altre dalla riva di un fiume dopo un'alluvione. La provenienza reale delle pietre è rimasta sconosciuta, e nessuno (tranne forse Cabrera) conosce il luogo da dove sarebbero state raccolte.


La raccolta di Cabrera

Cabrera raccolse moltissime di queste pietre, e ne parlò alla comunità come di una scoperta.
Le loro incisioni furono giudicate fuori dal comune: alcune riprendevano uomini che combattevano con dinosauri , uomini con telescopi e che eseguivano operazioni con attrezzature chirurgiche. Su altre erano incise mappe di continenti sconosciuti. Diverse pietre furono inviate in germania per verificare la loro datazione, punto cruciale perché Cabrera affermava che le pietre sembravano più vecchie dei più antichi esemplari di homo sapiens conosciuti.



Cabrera dichiarò che Basilio Uschuya, un agricoltore locale, portò le pietre alla sua attenzione dopo averle trovate in una grotta. Uschuya fu in seguito arrestato con l’accusa di vendere reperti archeologici appartenenti al governo peruviano, e ammise di averle fabbricate lui stesso, dichiarando che “creare queste pietre è più facile che lavorare la terra”.
Nel 1973 Uschuya confermò di aver contraffatto le pietre in un’intervista con Erich Von Daniken , copiando le immagini da fumetti, libri di testo e rivisteel 1977, nel documentario della BBC “Pathway to the Gods”, Uschuya creò una Pietra di Ica “autentica” con un trapano da dentista e dichiarò di aver prodotto la patina cuocendo le pietre in sterco di vacca. Le Pietre di Ica catturarono l’interesse popolare quando Cabrera abbandonò la sua carriera medica ed aprì, nel 1996, un museo dove sono esposte migliaia di pietre.


                                        

Nel 1998 l’investigatore spagnolo Vincente Paris dichiarò, dopo quattro anni di investigazioni usando microfotografie, che le pietre sono una bufala, rilevando tracce di pittura moderna e carta vetrata nelle incisioni.
Inoltre, la maggioranza delle pietre sono state suppostamente ritrovate in letti di fiumi o altri luoghi esterni, e se davvero si trattasse di pietre eccezionalmente antiche la permanenza all’esterno avrebbe dovuto eroderle sostanzialmente.



L'opinione del CICAP

I ricercatori del CICAP argomentano che il numero di pietre prodotte sarebbe compatibile con quelle lavorate nel corso di questi ultimi decenni dai numerosi campesinos che hanno ammesso di averne fabbricate, ponendole poi in un gallinaio per dar loro una patina di antichità. Inoltre, sempre secondo il CICAP, la qualità e lo stile delle incisioni cambiano col tempo dei ritrovamenti. Ovvero, i dinosauri del 1966 sono intagliati più approssimativamente di quelli recenti, e lo stesso vale per il metodo di incisione, che migliora col tempo dei ritrovamenti. Entrambi questi fatti sarebbero incompatibili col ritrovamento casuale di pezzi appartenenti a un unico periodo storico.